"La professione della signora Warren", scritta da George Bernard Shaw (1856-1950), premio Nobel per la letteratura (1925), fa parte della raccolta "Commedie Sgradevoli" e fu a lungo osteggiata dalla censura che ne permise la rappresentazione solo nel 1924. 
E' arrivato il preannunciato momento! SOLOREBUS chiude! Nessun rimpianto, mi sono divertita nel condurlo e penso di aver fatto divertire. Ringrazio quanti mi hanno seguita, ed in particolare i fedelissimi. Non ho ancora deciso cosa fare di quello spazio che ho a disposizione, qualche idea mi verrà.
Per ora riposo. Riposo?

Lentamente, con passo strascicato e traballante, tirandoti faticosamente dietro il tuo sassofono, sei arrivato al centro del palco. Hai guardato il tuo pubblico impazzito ed hai incominciato a suonare. I tuoi ottant'anni sono scivolati via e ci hai regalato un'ora e mezza indimenticabile. Grazie Sonny!

Cammino, pensando e non pensando, per le strade ancora deserte, godendo dei caldi raggi del sole di questa domenica di ottobre.
"Felicetta!"
"Carissima! Che piacere vederti!"
Smack! Smack!
E giù a raccontarci tutte le avventure e disavventure che abbiamo vissuto in questi ultimi sei anni.
"E Marco?" le chiedo.
"Eh, povero Marco! Si è sposato tre anni fa e da allora, povero figlio, non ha pace. Lavoro, lavoro, lavoro. E lei? A casa o in giro a spendere. Alla casa non ci pensa proprio, ha chiesto una donna che l'aiuti in casa, poverina, altrimenti dove trova il tempo per andare dal parrucchiere, dall'estetista o che so io. Non sa neanche cucinare. Povero figlio mio, sono tre anni che mangia surgelati. E guai se parlo! Per lui va bene così! Ed io lo piango giorno dopo giorno. Se lo vedessi, è dimagrito tanto! Ho una spina nel cuore. Ah! se avesse ascoltato la sua mamma! Quante volte gli ho detto che quella non era la donna giusta per lui.
Meno male che Lucia non mi dà pensieri! Ha fatto un buon matrimonio, la mia Lucia! Proprio un bravo ragazzo. Non vuole che Lucia lavori e si fa a quattro perché non le manchi nulla, vestiti, parrucchiere, estetista, palestra, divertimento. E poi si accontenta di poco, prendi i surgelati, dice, sono buoni! Bravo figliolo, dal mese scorso hanno anche una donna ad ore per i servizi più pesanti in casa! Ho visto bene! Lei tentennava, ma io le dicevo, cocca bella, ascolta mamma tua, è l'uomo giusto per te!"
La pioggia è diventata un incubo. Non ricordo più come è un raggio di sole e la mia anima s'incupisce sempre più. Trascorro il mio periodo di ferie raggomitolata sul divano, gli occhi fissi sul piccolo schermo mentre l' incessante e monotono ticchettio della pioggia sul tubo di scarico della caldaia martella il mio cervello. Basta! Mi vesto ed esco. Lascio che le macchine spruzzino di fanchiglia il mio impermeabile, che l'ombrello continui a sgocciolare sulla mia manica sinistra, che le scarpe imbarchino acqua senza pietà. C'è poca gente in giro, cammina a testa bassa e con passo frettoloso. Mi sento ancora più sola. Ho bisogno di parlare con qualcuno! Entro in un negozio. Una commessa mi viene incontro, senza sorriso. Mi siedo accanto ad una giovane donna che, capo chino, lasciando dondolare i suoi capelli biondi davanti al viso, prova un delizioso paio di scarpine rosse. Alza il capo. Scosta i capelli dal viso e due occhi bianco-celesti mi fissano. La guardo dubbiosa. Poi un grande sorriso illumina i nostri visi mentre ci gettiamo l'una tra le braccia dell'altra. La mia cara Luisa! La mia amica d'infanzia! Benedetta la pioggia! Dimentichiamo scarpe, commesse, negozio, pioggia e riprendiamo a camminare l'una di fianco all'altra, annullando in poco tempo tutti quegli anni che ci hanno tenute separate.
Sono arrivata in anticipo al ristorante. Seduta davanti ad un bicchiere di vino bianco ne accarezzo con l'indice il bordo. Aspetto Luisa e Alberto, il suo ragazzo. E' arrivato ieri dall'America con una grossa valigia di promesse e sogni. Luisa vuole che io lo conosca prima di dirgli il suo si definitivo.
Quando avverto una presenza davanti a me alzo gli occhi. Due occhi neri, penetranti, mi fissano.
E' amore a prima vista!
Una storia d'amore però che non può esistere: impacchetto la mia roba e piango; strappo le lettere di Alberto e piango.
Affido la mia roba al fattorino che la trasferirà nella mia nuova casa, vicino al mio nuovo ufficio, lontano da quel quartiere in cui stava per intrecciarsi una storia d'amicizia con una storia d'amore. Ed ora lascio entrambi, l'amica e l'amore, sacrificando l'uno per l'altra.
E' da tanto che non scrivo e mi pare di non saper più scrivere, non è che prima chissà cosa scrivessi, ma due parole in croce riuscivo a combinarle, ora son qui con questo quadratino bianco davanti e ... non ho pensieri! Non trovo niente da dire, niente da raccontare, niente da ricordare, niente da sognare. Arida pianta in un deserto di sabbia, senza pioggia, mi raggomitolo sempre più su me stessa chiudendendomi al mondo intero. Intorno a me il vuoto, un vuoto che si espande a vista d'occhio isolandomi sempre più, il mondo si allontana, sempre più piccolo, sempre più freddo ... non lo vedo più! Ora sì che sono davvero sola! Dovrei forse farmi aggredire dal terrore? Non c'è paura, non c'è terrore, ma una pace silenziosa invade la mia anima. Esagero se dico di essere felice? Sola in un immenso vuoto, padrona assoluta del vuoto, ora il mio mondo, e padrona assoluta di me stessa. Quanto quel mondo svanito nel nulla mi ha oppressa e limitata! Quanto mi ha resa schiava! Libertà! è qui la libertà, nella mia anima sola che vaga in uno spazio non spazio, in un tempo non tempo.
Grandezza fisica è ogni ente utile per la descrizione dei fenomeni fisici e suscettibile di definizione quantitativa, cioè di misurazione.
Misurare una grandezza significa trovarne il valore rispetto ad una certa altra grandezza della stessa specie assunta come unità di misura. Dall'unità si possono ottenere multipli o sottomultipli noti da servire, al pari dell'unità, come campioni.
Non sempre una stessa classe di grandezza ammette una sola unità di misura, basti pensare che a tutt'oggi sono ancora in uso un centinaio di unità di lunghezze, molte delle quali diverse sebbene portino lo stesso nome.
E qual è l'unità di misura del tempo?
L'unità di misura standard del Sistema Internazionale è il secondo. In base ad esso sono definite misure più ampie come il minuto, l'ora, il giorno, la settimana, il mese, l'anno, il lustro, il decennio, il secolo ed il millennio.
E tra le altre unità di misura del tempo da non dimenticare è la pillola. Immediata, precisa, spietata, scandisce inesorabile il tempo che passa.
Io ora sono già a pillola tre, per il prossimo inverno passerò a pillola cinque ... sono davvero una matusa!
Il Conte Cagliostro, un mio affezionato lettore, in privato mi ha scritto e mandato un suo rebus pregandomi di postarlo nel mio blog, cosa che faccio, anche se a malincuore.

Caro Conte Cagliostro, non sa che divertimento si perde ad ostinarsi a non voler entrare nel fantastico mondo dei rebus! Ma che le costa provare? Uno, due e tre ... e non ne vorrà più uscire.
Le suggerisco due blog favolosi